Edizione 2010 – Scudi di Argento

Nov 15, 2010

 

 

 

 

 

Dott. Carlo Urbani – alla memoria

L’attività di Carlo Urbani inizia come medico di base in Italia, poi è specialista in malattie infettive in strutture ospedaliere; ma la sua passione per le malattie che affliggono i più poveri lo porta a confrontarsi con la realtà sanitaria dei paesi in via di sviluppo. Propone con successo all’ OMS un progetto sanitario per la Mauritania e poi lavora con Medici Senza Frontiere (MSF) in Cambogia. Rientrato in Italia, diventa il coordinatore italiano di MSF a nome del quale ritira, nel 1999, il Premio Nobel per la Pace. Sceglie poi di lasciare l’attività ospedaliera in Italia, nonostante l’offerta di primariato, e di stabilirsi definitivamente in Vietnam dove è l’esperto di riferimento per il controllo delle endemie parassitarie nel Sud-Est asiatico per l’OMS. Nelle sue ultime settimane di vita si dedica con coraggio alla cura e alle ricerche sulla “Sars”, la terribile malattia respiratoria che minaccia il mondo intero e che per primo ha diagnosticato. Perfettamente conscio dei rischi che corre, tuttavia, parlandone con la moglie, osserva: “Non dobbiamo essere egoisti, io devo pensare agli altri”. All’inizio del marzo 2003, si reca a Bangkok per un convegno, nulla lascia intuire che abbia contratto il contagio. Dopo l’arrivo i sintomi si manifestano con forza e Carlo capisce benissimo la propria situazione. Ricoverato in ospedale a Bangkok avverte la moglie di far tornare i figli in Italia, con partenza immediata. L’amore per il prossimo che lo ha accompagnato tutta la vita, lo fa rinunciare anche all’ultimo abbraccio per evitare ogni possibilità di contagio. La moglie gli resta vicina, ma nessun incontro diretto è più possibile.
Dopo aver ricevuto i Sacramenti, Carlo Urbani muore il 29 marzo 2003.

 

 

 

 

Pierantonio Costa

Era il 6 aprile 1994 quando in Rwanda si scatenò l’inferno. In tre mesi un milione di morti, massacri e violenze di ogni genere. Uno dei capitoli più terribili del ventesimo secolo. In quei 100 giorni di follia collettiva, una storia italiana. Pierantonio Costa, alle spalle una famiglia con cento anni di emigrazione nel continente nero, imprenditore di successo e console italiano nella capitale Kigali, opera “controcorrente”. Mentre intorno a lui c’è sofferenza e morte, comincia a girare il piccolo Paese per mettere in salvo il maggior numero di persone possibile. Prima gli italiani, poi tutti gli altri: ruandesi, molti dei quali tutsi ma anche belgi, spagnoli, burundesi, francesi. E mentre lui viaggia la sua famiglia nasconde in casa una quindicina di tutsi. Tre mesi di missioni avventurose, con tanti episodi di altruismo ma anche con un obiettivo: portare in salvo due gruppi di bambini: 600 si trovano nell’orfanotrofio di Nyanza, custoditi dai padri rogazionisti; altri 750 sono in un campo di raccolta della Croce Rossa a Butare. L’ultimo mese è una lotta contro il tempo, con la guerra che arriva e i permessi difficili da ottenere e con i bambini sempre più in pericolo.
Alla fine del genocidio avrà perso beni per oltre 3 milioni di dollari e salvato quasi 2000 persone, tra cui 375 bambini di un orfanotrofio della Croce Rossa.

 

 

 

Majid di 18 anni, Samir di 17 anni , Yacine di 17 anni

Nella notte dal 29 al 30 maggio, i tre giovani tornavano a casa a piedi da un concerto quando hanno scorto del fumo fuoriuscire da un palazzo. Dopo aver chiamato i soccorsi, il più grande dei tre è salito al terzo piano, riuscendo a salvare una bambina seguendo le indicazioni fornite dalla madre. Il secondo bussava alle porte per fare evacuare il palazzo e il terzo portava all’esterno gli altri inquilini.
I tre adolescenti hanno poi ricevuto ciascuno, a Lione, una menzione personale dal presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy.

 

 

 

 

Mino Damato – Alla Memoria

Negli ultimi anni, a fianco della sua attività giornalistica, Mino Damato si è impegnato attivamente nel campo del volontariato e della solidarietà.
Ha infatti costituito ed è stato Presidente dal 1995 (anno della sua morte) dell’Associazione Bambini in Emergenza, costituitasi in Fondazione nel 1997. La Fondazione Bambini in Emergenza si occupa di portare aiuto concreto all’infanzia in difficoltà, attraverso il miglioramento delle condizioni di vita e ambientali di bambini malati (soprattutto di AIDS) ricoverati in strutture ospedaliere e orfanotrofi, in modo particolare in Romania, dove all’inizio di questa Sua splendida avventura, Mino Damato adottò una bimba malata proprio di AIDS.

 

 

 

 

Mohamed Safik

L’operaio, poco dopo mezzogiorno si è accorto della densa coltre di fumo nero che usciva da un appartamento in via Santa Francesca Saverio Cabrini, all’Arcella, quartiere di Padova. In pochi istanti è riuscito ad arrampicarsi sul terrazzo salendo lungo la canna fumaria. Riuscendo così ha trarre in salvo un bimbo di 4 anni. Poi è salito su un altro balcone, portando soccorso a uno studente somalo rimasto anch’egli intrappolato dal fumo nel suo appartamento. Un grande esempiio di coraggio e di amore per il prossimo.

 

 

 

Professor Massimo Ceruso e la sua equipe chirurgica A.O.U. Careggi Firenze

Per aver contribuito ad un’iniziativa benefica promossa dall’Istituto Scudi di San Martino a favore di un giovane tunisino rimasto vittima di un grave incidente, in seguito al quale aveva perso l’uso di entrambe le mani. Ancora oggi il Professor Ceruso, con la sua competenza e professionalità e con amore paterno continua a seguire il giovane adolescente supportandolo anche sul piano umano.